Tri di Maju

Tri di majo
La Festa del Crocifisso
Immagina un pomeriggio di primavera. L’aria è tiepida, le strade sono colme di gente. In lontananza, il suono della banda si mescola al vociare dei bambini e al mormorio delle preghiere.
E poi appare lei, la “vara”: un’imponente struttura lignea in stile barocco, alta sei metri, dorata, decorata come un altare mobile, portata a spalla da ottanta uomini che avanzano a passo lento, con il volto teso dalla fatica e dagli anni di devozione. La folla si apre, le statue dei santi precedono il Crocifisso, mentre il popolo osserva in silenzio, con rispetto, qualcuno con le lacrime agli occhi.
L’arrivo alla Chiesa Madre è un momento sacro: la Madonna e San Giuseppe si inchinano al passaggio della vara, in un gesto antico e struggente, che da solo racconta l’anima di un popolo intero.
È una scena che resta dentro: un teatro di fede all’aperto, dove passato e presente camminano fianco a fianco, sotto gli occhi di chi c’era, di chi torna, di chi scopre Bisacquino per la prima volta.
